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lunedì 20 maggio 2013

Commercio di carne umana


Di Stephen J. Dubner e Steven D. Levitt (traduzione e premessa di Tommaso Cabrini)



Come concorderanno molti dei lettori il mercato rappresenta il miglior sistema per determinare l'uso di risorse scarse. Tuttavia ci sono casi, come nella donazione degli organi dove la società è compatta nel ripudiare il mercato, perchè considerato un sistema odioso e ripugnante. Gli autori, sempre appassionati studiosi di incentivi che regolano il comportamento umano spiegheranno come la mancanza di un mercato renda la situazione ancora più difficile, privando tutte le parti dei necessari stimoli ad agire nel modo migliore. Tale mancanza in un campo di vitale importanza come quello della donazione d'organi non può che avere conseguenze mortali. Il che è decisamente ripugnante. 






Soppesando il fattore ripugnanza

Quanto è ripugnante questa situazione? Prendete qualcuno che amate, per esempio vostra moglie o vostro fratello o vostra sorella, e trovate un estraneo che accetti una grossa scommessa che il vostro caro muoia prematuramente- se nel caso accadesse intaschereste alcuni milioni di dollari.

martedì 8 gennaio 2013

Conseguenze indesiderate


di Stephen J. Dubner e Steven D. Levitt (traduzione e premessa di Tommaso Cabrini)



Oggi vi propongo un nuovo articolo scritto dagli autori di Freakonomics e SuperFreakonomics.
Le conseguenze indesiderate di cui parla il titolo sono quelle relative alla legislazione, in particolare quella indirizzata ad aiutare alcune delle cosiddette “fasce deboli”, o gli animali (come il Picchio della Coccarda, nella foto). Ma come suggeriva Bastiat c’è ciò che si vede, gli effetti immediati e i buoni propositi del legislatore, e ciò che non si vede, gli effetti indesiderati analizzati nell’articolo. Questi analizzati non sono che quattro casi di leggi che si sono rivoltate contro coloro che dovevano aiutare, la colpa non può che essere individuata nelle scarse capacità del legislatore di vedere il quadro complessivo nel quale vengono ad inserirsi le nuove norme.




venerdì 14 dicembre 2012

La filantropia del profitto


Di Stephen J. Dubner e Steven D. Levitt (traduzione e premessa di Tommaso Cabrini)


Da studenti (non pretendiamo di essere denominati nemmeno studiosi) di economia austriaca non ci interessa studiare con grandi formule matematiche l’economia nel suo complesso, azione che non si rivelerebbe altro che una pretesa di conoscenza.
Per questo mi è sembrato interessante proporre un articolo, scritto dagli autori dei libri Freakonomics e SuperFreakonomics, che studia l’azione umana, riducendo al minimo le presunzioni e focalizzandosi sulle scelte dei singoli individui. Con questo pezzo non si intende fare nulla di più che uno spaccato di un settore molto particolare, il no profit.
Naturalmente, come è loro solito, Dubner e Levitt non approcciano in modo tradizionale e banale il problema ma osservano come i metodi tradizionali non si rivelino sempre i migliori.
In particolare in questo articolo viene mostrata l’importanza della concorrenza come motore di sviluppo dell’innovazione. Tramite la concorrenza si possono non solo sviluppare modi diversi per approcciare ad un problema ma anche avere risposte su quali modalità risultino più efficienti e più efficaci.
Altro tema importante sono gli incentivi: le persone rispondono agli incentivi ed agiscono di conseguenza, se gli stimoli che si offrono sono sbagliati o mal calibrati i frutti non arriveranno, oppure saranno risultati opposti a quelli voluti.
Il concetto più importante però compare perfino nel titolo; il profitto, viene ripetuto in Italia, è una cosa quasi sempre negativa, che non porta alcun bene alla società nel suo complesso, al massimo (come sostiene anche la costituzione) può essere distruttivo del “utilità sociale”. Ora tramite lo scritto di Levitt e Dubner il profitto assume una valenza totalmente diversa, la sua vera valenza, cioè di incentivo ad agire e di conferma di raggiungimento dei risultati prefissati.
Naturalmente parliamo di esempi rigorosamente privati, qui il profitto privato è l’incentivo ad agire filantropicamente, in concorrenza con altre organizzazioni che si pongono gli stessi fini ma con mezzi e strutture differenti, dove l’utile (la bottom-line del titolo originale) rappresenta chi ha successo nel raggiungere gli scopi.
In futuro ho intenzione di proporre altre traduzioni degli stessi autori, spero quindi risulti interessante quanto presentato oggi.